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Cosimo II de’ Medici, un giovane granduca illuminato


Giovanni Cipriani al Lions Club Firenze Dante Alighieri in videoconferenza

Fra i diversi anniversari che ricorrono nel 2021 in Italia e nel mondo (dai 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, al bicentenario di quella di Napoleone Bonaparte, al passaggio della capitale del Regno d’Italia da Firenze a Roma avvenuto nel 1871, all’attentato alle due torri gemelle del World Trade Center di New York dell’11 settembre 2001, citati dal Presidente Francesco Prosperi nella sua presentazione della serata),  il professor Giovanni Cipriani, socio onorario del Club, ha ricordato, nel quarto centenario della sua morte, un personaggio poco conosciuto, di “grande importanza ma poco valorizzato”, del quale “nessuno ha scritto una biografia”.

Alla presenza del Presidente della II Circoscrizione Lorenzo Signorini, della Presidente della Zona D Eletta Meucci, di alcuni Presidenti di Club, di diversi Soci ed amici, venerdì 5 marzo alle ore 21.00, il professor Giovanni Cipriani, che non ha certamente bisogno di presentazioni (già docente di Storia Moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia  dell’Università di Firenze, Presidente del Centro di Cultura per Stranieri e di altre istituzioni culturali, con importanti riconoscimenti fra cui il prestigioso premio  Pegaso della Regione Toscana) ha riservato al Club una “chiacchierata”, come lui ama definire le sue conferenze. Col suo noto magistero, con l’arguzia, la facezia e l’ironia che gli sono congeniali, ci ha parlato delle sue ricerche su questo personaggio, figlio di Ferdinando I de’ Medici e di Cristina di Lorena, salito al trono appena diciannovenne e vissuto solo trentuno anni  (pare che, affetto da tubercolosi, morisse di enteroperitonite tubercolare). Favorito da un’educazione aperta con ampie conoscenze in tutti i campi, oltre allo studio di diverse lingue, compreso il tedesco, che parlava correntemente, Cosimo si appassionò, in particolare, alle discipline scientifiche: tra il 1605 e il 1608 ebbe come precettore  Galileo Galilei col quale instaurò un grande amicizia, “importantissima per la storia della scienza”, che durerà fino alla sua prematura scomparsa. Secondo la scelta del padre Ferdinando I, sposò l’Arciduchessa Maria Maddalena d’Asburgo, sorella della regina di Spagna e dal felice matrimonio, celebrato in pompa magna nel 1608 a Firenze, nacquero ben otto figli. Alla morte del padre, nel 1609, il giovane Cosimo, appena diciannovenne, saliva al trono. Convinse Galileo Galilei (che da diciotto  anni insegnava a Padova in un clima di relativa tolleranza religiosa garantito dalla Repubblica di Venezia) a rientrare in Toscana offrendogli una cattedra all’Università di Pisa, senza obbligo di lezioni e lo nominò Filosofo e Matematico di corte. In onore del granduca, Galileo chiamò “medicea sidera” (stelle medicee) i quattro satelliti che girano intorno a Giove da lui scoperti (osservando che anche i pianeti possono avere dei satelliti) e gli dedicò anche il “Sidereus Nuncius” (annuncio delle stelle). Grazie al determinato intervento di Cosimo II ed alla nomina come giudice del Cardinale Roberto Bellarmino di Montepulciano, fu salvato una prima volta  dalla condanna del Tribunale dell’Inquisizione perché accusato di essere sostenitore della teoria copernicana eliocentrica sul moto dei corpi celesti, in opposizione alla teoria geocentrica sostenuta dalla Chiesa cattolica in quanto avvalorata dalle sacre scritture. Come noto, Galileo, nonostante il sostegno di Ferdinando II, successore di Cosimo II, dopo la pubblicazione del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, dedicato al granduca, nel 1633 non riuscirà a salvarsi: sarà costretto ad abiurare pubblicamente le proprie tesi, con una condanna agli arresti domiciliari a vita, in una villa di Arcetri dove, cieco, resterà fino alla morte. Dopo varie vicissitudini, la sepoltura avrà luogo nella Basilica di Santa Croce, in un’area nascosta (dentro uno stanzino a cui si accede dalla Cappella del Noviziato) e solo nel XVIII secolo, per iniziativa  di Gian Gastone, l’ultimo dei granduchi medicei,  le ossa verranno traslate  in una tomba monumentale, dopo il primo altare della navata sinistra.

Aperto all’Oriente, per  allargare i suoi rapporti diplomatici e commerciali, Cosimo II nel 1613 inviterà a Firenze l’Emiro libanese Fakhr al-Din: stregato dal Giardino di Boboli, il monarca orientale ne realizzerà uno simile nel suo Paese, grazie all’arrivo in Libano di maestranze specializzate toscane inviate dal Granduca: “un incontro fra il mondo cristiano e quello musulmano”.

Interessato all’etruscologia, il Granduca commissionò allo storico scozzese Thomas Dempster un’opera sugli Etruschi: il manoscritto De Etruria Regali Libri Septem, rimasto inedito per un secolo, è considerato il primo studio importante di quella civiltà, “uno degli elementi cardine della storia toscana”.

In ottimi rapporti con la Francia, farà costruire ed invierà, in pezzi, a Parigi una statua equestre in bronzo del Giambologna, per onorare il sovrano francese Enrico IV di Borbone, marito di Maria de’ Medici (la statua, situata sul Pont Neuf, fu poi distrutta dai rivoluzionari nel 1793).

Viene ricordato che, fra le varie opere volute da Cosimo II, fu progettato dal Buontalenti il grande porticato dell’ingresso dell’Ospedale di Santa Maria Nuova e fu costruita la Loggia del Grano.

Personalmente attento ai bisogni delle sue comunità, effettuava frequenti viaggi ed era attivo in campo sociale. Il professor Cipriani non ha mancato di raccontare un simpatico aneddoto legato al “mestiere più antico del mondo”; all’epoca, la professione era libera e veniva tutelata dall’Ufficio dell’Onestà, dove affluivano anche le tasse di esercizio delle prostitute (costrette ad indossare segni di riconoscimento di colore giallo), che, in parte, venivano passate al Monastero delle Convertite (nell’attuale via de’ Serragli) e ad altri conventi per il sostentamento delle donne pentite, malate o anziane.

Illuminato e lungimirante, saggio ed intelligente, aperto e tollerante: così ci è apparso Cosimo II e l’ampio dibattito provocato dalla sua esposizione, ha consentito all’oratore di approfondire ulteriormente la singolarità del giovane personaggio. Grazie professore!